Norme sulla trasparenza, controllo e concorrenza dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano

Giovedì 25 giugno 2020 si è svolto un incontro di lavoro online tra alcuni giornalisti e gli avvocati Carla di Lello, esperta in diritto commerciale ed amministrativo, e Vincenzo Bassi, esperto in diritto tributario e Vicepresidente Unione dei giuristi cattolici (UGCI), per parlare delle Norme sulla trasparenza, controllo e concorrenza dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.

L'arte sacra nelle grandi tradizioni religiose

Mercoledì 27 maggio, dalle ore 11 alle 12.30 si svolgerà l'ultima sessione del Corso “Le grandi tradizioni religiose” dedicata al tema del Pellegrinaggio e turismo religioso, l'arte sacra.  

Interverranno:
-  Rav Amedeo Spagnoletto, Sofer e Docente al Collegio Rabbinico Italiano, autore di diversi saggi.                                                  
- Gabriele Tecchiato, Centro Islamico Culturale - Grande Moschea di Roma
- Rodolfo Papa, pittore, storico dell’arte. Presidente della Accademia Urbana delle Arti  
- Swamini Hamsananda, vicepresidente dell'Unione Induista Italiana  Cordiali saluti,

La situazione della Chiesa Cattolica in Nicaragua

Martedì 12 maggio 2020 si è svolto un incontro di lavoro online con Mons. Silvio José Báez, o.c.d., Vescovo Ausiliare di Managua (Nicaragua) "Sulla situazione della Chiesa Cattolica in Nicaragua".
Mons. Baez è stato chiamato a Roma un anno fa «per un periodo prolungato di tempo» da Papa Francesco. A causa della pandemia è rimasto bloccato a Miami, da dove ha partecipato all'incontro con giornalisti di vari paesi.

Articolo dal blog Papalino

Le lezioni della pandemia. Colloquio con il professor Stefano Zamagni

Anche il Papalino - tradizionale appuntamento tra giornalisti promosso da ISCOM - si fa smart. Il virus che affligge il mondo non ferma, rilancia semmai l’impegno di chiamare a raccolta i professionisti dell’informazione su fatti e temi di attualità da dibattere insieme con chi ne è protagonista, testimone o analista. L’iniziativa, che dal 2006 si svolge a Roma in un locale di Borgo Pio (da cui il nome), conosce dunque la propria fase 2, oggi al via con la videoconferenza di Stefano Zamagni, Ordinario di Economia politica all'Università di Bologna e presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, sugli insegnamenti scaturiti dalla pandemia.

Sullo sfondo la questione, da più parti evocata in questo frangente storico, della resilienza, la necessità cioè di far fronte in modo positivo agli stimoli esterni. Come tenere testa al cambiamento d’epoca in atto, che minaccia le fondamenta stesse della civiltà contemporanea? Quali scelte dirompenti siamo chiamati a compiere sotto il profilo etico, politico, economico e sociale per vincere questa immane sfida?
 
La rivincita della prudenza, la virtù di guardare lontano per il bene comune
 
Al di là degli interventi sul lato delle opportunità, delle risorse e degli incentivi, «occorre puntare – sostiene il professor Zamagni - sulla speranza, che non è mai utopia ma si alimenta di creatività, intelligenza politica e passione civile. Ha scritto Erodoto: “ Ta pathemata mathemata”, le sofferenze, quelle serie, insegnano. Negli ultimi decenni, poi, si è messa in disparte la virtù della prudenza. Prudente, si è voluto far credere, è il soggetto che teme di prendere decisioni, perché avverso al rischio. Ma la prudenza – auriga virtutum secondo Tommaso d'Aquino, guida delle altre virtù “indicando loro regola e misura” – è esattamente il contrario: è la virtù di voler guardare lontano per mirare al bene comune». Virtù che, nell’analisi di Zamagni, non ha orientato il Decisore a prendere di petto con puntualità e lungimiranza la crisi: «Perché si è atteso fino al 21 febbraio per i primi timidi provvedimenti quando si sapeva da oltre un mese e mezzo che in Cina (e subito dopo in Corea del Sud) il virus andava mietendo vittime? Perché si è fatto credere che la pandemia fosse un caso di cigno nero, un evento cioè imprevedibile, quando invece era stato previsto da almeno tre anni? (Anthony Fauci, Healio, gennaio 2017). Perché non si è tenuto conto che il tratto iniziale della curva esponenziale è quasi piatto, il che ha indotto a credere che non ci fosse motivo di preoccuparsi più di tanto?».
 
L'importanza della sussidiarietà e del servizio civile universale
 
«La pandemia ci aiuta a comprendere – è la seconda lezione individuata dall’economista - la profonda differenza tra government e governance, là dove la lingua italiana conosce un solo vocabolo, governo. Chi l’ha detto che la funzione implementativa – governance - debba essere affidata alla sola burocrazia o a organi dello Stato? L’articolo 118 della Costituzione parla esplicitamente di sussidiarietà, demandando ai corpi intermedi della società il compito di intervenire nella coprogettazione degli interventi, non solo nella cogestione degli stessi». Esempio di mancata applicazione del principio di sussidiarietà, l'appello del professor Giuseppe Pellicci, direttore dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano ( Corriere della Sera, 26 marzo 2020): “Con più di 290 colleghi abbiamo offerto di aprire i nostri laboratori in tutta Italia per mettere a disposizione macchine e personale, allargando così la platea di tamponi. Solo in Lombardia saremmo in grado di passare dagli attuali centomila a cinquecentomila circa”. Appello caduto nel vuoto. «Ci sono poi 80.000 giovani – denuncia Zamagni - che non hanno trovato posto nell'ultimo bando di servizio civile volontario per insufficienza di fondi, peraltro modesti. Un “esercito del bene comune”, così è stato definito: perché non provvedere subito?».
 
L'urgenza di un piano di rinascita nazionale, esempio di democrazia deliberativa
 
«Non si muore e non ci si ammala solo per il Covid-19, ma anche per la denutrizione e l'isolamento sociale prodotti da una lunga recessione economica. Con l’aggravante che, mentre il virus colpisce indistintamente, le nuove povertà investono gli scarti umani, come li ha chiamati papa Francesco». Nella sua recente intervista all’Osservatore Romano, Zamagni punta l’indice poi sul modello liberista e sulla fallacia della mano invisibile: «C'è voluto il pontefice con la Evangelii Gaudium (sul tema Papalino 19 febbraio 2020) a far presente che così non è. La pandemia somiglia tanto alla “distruzione creatrice” di cui parlava Joseph Schumpeter. Il problema è che dalla dimensione economica questo principio si è spostato a livello sociale, e a pagare sono i più poveri, i più fragili». Tra le misure urgenti per il nostro Paese, il presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali invoca la costituzione di «un gruppo di persone competenti, libere da ogni legame di partito o affari, dalla forte motivazione intrinseca, con l’incarico di consegnare a Governo e Parlamento un piano di rinascita nazionale entro tre mesi». Non una semplice lista di proposte, ma «un insieme articolato di progetti per dare concretezza all’idea di democrazia deliberativa, verso la quale il nostro Paese deve muovere se vorrà vedere l’alba di un nuovo giorno». Non sembra andare nella direzione auspicata la scelta dell'Esecutivo di affidarsi a un team guidato da Vittorio Colao e composto da studiosi e manager: «non è la stessa cosa, al di là del valore delle persone designate». 
 
La salvezza dell'Europa bisognosa di un “supplemento d’anima”
 
A pochi giorni dall’accordo dell’Eurogruppo sul piano di aiuti (in verità quattro misure da sottoporre il prossimo 23 aprile ai capi di Stato e di Governo: i prestiti del Mes, gli aiuti della Banca europea degli investimenti, il sostegno alla cassa integrazione nazionale proposto dalla Commissione europea chiamato Sure, la proposta francese di creare un fondo finanziato da obbligazioni congiunte per finanziare il rilancio dell'economia), una riflessione sul futuro dell’Europa. «Ripensare in radice i Trattati europei – ammonisce Zamagni - perché l’Unione europea ha bisogno di un “supplemento d’anima”. Non saranno le tecnicalità, pur necessarie, a salvare l’Unione. Occorre andare al di là dell'Unione monetaria. I nazionalisti pretendono di interpretare il bene della nazione e gli interessi del popolo. La realtà ci dice invece che la salvezza è nella cooperazione». Infine, volgendo lo sguardo ai Paesi più poveri del pianeta, l’invito a dare seguito al “giubileo per il perdono dei debiti”, proposto dal cardinale Luis Antonio Tagle, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, per cancellarne o almeno ridurne il debito estero, in modo da impiegare le scarse risorse per l'emergenza.

Antonino Piccione

L'Economia di Papa Francesco. Incontro con Suor Alessandra Smerilli

di Antonino Piccione

«Un nuovo modello mondiale che liberi i poveri dalla schiavitù della miseria e metta l’uomo, e non il profitto, al centro. Finanza etica, presenza femminile ai vertici aziendali e istituzionali, sobrietà e protagonismo dal basso a cominciare dalle reti di consumatori». 

È uno dei passaggi chiave di Suor Alessandra Smerilli  all’iniziativa Iscom ( #Papalino , 19 febbraio) su The Economy of Francesco, il raduno  dal 26 al 28 marzo 2020 ad Assisi di giovani economisti e imprenditori dei cinque continenti per «fare un “patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani», come annunciato dal Papa. 

Tra i protagonisti della tre giorni, fin dalla fase preparatoria, Alessandra Smerilli, suora salesiana delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Ordinario di Economia politica alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma, consigliere di Stato della Città del Vaticano e consultore della segreteria del Sinodo dei vescovi.

Diversi i temi toccati al  #Papalino , anche grazie alle sollecitazioni dei giornalisti presenti. Ne richiamiamo sinteticamente quattro.

Il mercato e i due Papi

Papa Bergoglio nell’enciclica Laudato Si’ ha espresso il messaggio profetico secondo cui tutto è connesso: l’ecologia e l’economia, il lavoro e la spiritualità. «Esiste una continuità - osserva Suor Smerilli - con la Caritas in Veritate di Papa Ratzinger. La questione non è avere più o meno mercato. Il nodo è la natura del mercato e anche la sua declinazione reale, nelle diverse fasi storiche. Papa Ratzinger si è soffermato sul tema cruciale della vocazione del mercato, definendolo come istituzione, se c’è fiducia generalizzata, che permette l’incontro tra le persone. I pontefici non sono economisti. I pontefici sono pastori che dichiarano la loro visione del mondo e manifestano le loro preoccupazioni. Come, di fronte ad alcune forme inaccettabili di realizzazione del mercato, ha fatto nella Evangelii Gaudium Papa Bergoglio, con il concetto molto forte del no all’economia che uccide, l’economia delle diseguaglianze, e del sì, per citare le sue parole “all’economia che fa vivere, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione”».

Disuguaglianze 

Suor Alessandra si sofferma sulle differenti declinazioni della diseguaglianza: diseguaglianze economiche, ma anche diseguaglianza fra uomo e donna, pure nella Chiesa dove «c’è poco spazio per le donne a livello di struttura e di gerarchia. Papa Francesco sta facendo molto per aumentare questo spazio. La diversità dello sguardo garantisce scelte più universali».

Sotto il profilo economico, l’Occidente ha ridotto la povertà. La globalizzazione trainata dall’Europa e dagli Stati Uniti ha creato le condizioni per la crescita economica di pezzi interi del mondo. «Ora però l’Occidente - a suo giudizio - deve diminuire le disuguaglianze. Gli oligopoli economici e reddituali, tecnologici e culturali hanno aumentato la concentrazione di risorse, di potere e di influenza nelle mani di poche strutture e di poche persone, per cui  serve una governance internazionale che costituisca un argine e può essere decisivo favorire una maggiore e più determinante presenza femminile ai vertici di imprese e Stati». E un’equa distribuzione di risorse: «La nostra preoccupazione dovrebbe essere per il livello dei consumi dei poveri. E le differenze di stili e standard di vita sono più importanti delle differenze di reddito. Va scardinato il sistema che rappresenterebbe il migliore dei mondi possibili, secondo cui più i ricchi si arricchiscono meglio va la vita dei poveri».

Critica dei postulati classici 

Il tema evangelico della visione dell’economia nella missione della Chiesa s'incrocia con il profilo culturale della ricerca economica. C’è una relazione fra il magistero ecclesiale e la critica ai metodi classici della costruzione del pensiero economico. Tra i fondamenti culturali dell’economia che non la persuadono, Suor Smerilli denuncia innanzitutto l’idea che l’economia sia come la fisica, regolata da leggi naturali, quasi che sia una scienza esatta.

In secondo luogo il principio di razionalità, secondo cui gli operatori economici assumono le proprie decisioni sempre in maniera razionale. Infine, il concetto di equilibrio ottimale dell’allocazione delle risorse che ne discende: «L’idea secondo cui il soggetto non è una persona ma una monade che pensa a sé ed è opportunista non è soltanto alla base della teoria economica classica, ma viene anche trasmessa agli studenti, condizionando la loro cultura e plasmando la loro visione del mondo. Sarà forse un caso, ma la prima donna a vincere il Nobel per l’Economia - Elinor Ostrom - si è occupata di beni comuni».Complice una domanda sul suo percorso di accademica, l’economista Smerilli confida: «La mia vocazione all’economia nasce all’interno del percorso di obbedienza. Io pensavo di iscrivermi a psicologia o a scienze dell’educazione, per lavorare con i ragazzi delle periferie. La mia madre superiora Vera Vorlova, una ceca molto lungimirante, mi chiese di pensare alla facoltà di economia perché, a suo avviso, l’economia sarebbe stata sempre più centrale. Non mi era mai venuto in mente. Di primo acchito mi sentii persa. Poi, però mi fidai e mi affidai. Dissi di sì, facendo notare che se si pensava a compiti gestionali non avrei garantito nulla, dato che non ho spirito pratico. E, così, eccomi qui».

La finanza etica

La strada principale, secondo la professoressa Smerilli, è quella di rafforzare « i fondi etici », quelle forme cioè di investimento che tengano conto di determinati parametri sociali e ambientali. I risparmi non dovranno essere indirizzati, per esempio, a settori come «il gioco d’azzardo, lo sfruttamento minerario, i titoli petroliferi, la produzione di armi e di mine anti-persona», scegliendo invece «fondi decarbonizzati», quelli che promuovono la riduzione di emissioni inquinanti, l’uso efficiente dell’energia, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. «Se i più grandi fondi a livello mondiale, come BlackRock e Vanguard Group, stanno iniziando a valutare l’opportunità di tali investimenti, allora i tempi sono maturi per un cambio di paradigma». La regola generale del Mahatma era: «Il meno va preferito al più». Nel senso che, «quando è possibile è più intelligente avere meno cose, svuotarsi invece di riempirsi, utilizzare l’essenziale e non il superfluo. Perché devo avere cinque beni se me ne bastano quattro? Il di più non è segno di abbondanza ma di spreco, e quindi di irrazionalità, di stupidità». È l’opposto della «legge che abbiamo posto a fondamento del capitalismo. L’intero sistema commerciale e pubblicitario si basa sull’insaziabilità dei consumatori. È meglio prenderne tre e pagarne due».

L'abolizione del segreto pontificio nei casi di violenza e abusi su minori

È al centro delle cronache la decisione di papa Francesco di abolire il segreto pontificio nei casi di violenza e abusi su minori.

A beneficio dei giornalisti interessati alle questioni della Chiesa Cattolica, Iscom il 19 dicembre 2019 ha offerto la possibilità di approfondire il tema con S.E. Mons. Juan Ignacio Arrieta, Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi, in una colazione di lavoro presso il ristorante "Il Papalino".

Testo dell'intervento di Arrieta.

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