Raccontare gli anziani in modo diverso  

Il workshop nasce dal desiderio di superare gli stereotipi che spesso circondano il racconto dell’invecchiamento e dei luoghi della cura. Troppo spesso la terza età viene descritta come un problema o un costo sociale, dimenticando che dietro ogni numero ci sono persone, relazioni, competenze e storie di valore.

L’incontro vuole offrire strumenti concreti per comunicare la fragilità senza ridurla, restituendo alle persone anziane la dignità di un racconto pieno, vero e relazionale. Un’occasione per chi lavora ogni giorno nella comunicazione sociale e sanitaria – giornalisti, addetti stampa, comunicatori, docenti, operatori del terzo settore – per riflettere sul potere delle parole e delle immagini nella costruzione dell’immaginario collettivo legato all’età anziana.

Un programma tra analisi, confronto e storytelling

Durante la mattinata, esperti del mondo della comunicazione, della sanità e delle politiche sociali si confronteranno su linguaggio, rappresentazione e responsabilità nel racconto dell’età anziana.
Il percorso alternerà momenti di analisi critica del linguaggio mediatico, testimonianze dirette, storytelling e letture drammatizzate, per offrire ai partecipanti strumenti immediatamente applicabili nel proprio lavoro.

Tra i temi trattati:

  • Come i media rappresentano oggi gli anziani e i luoghi della cura.
  • Quali immagini e parole “feriscono” o, al contrario, “curano”.
  • Il potere educativo e sociale del linguaggio.
  • Linee guida per una comunicazione empatica, etica e consapevole.

Un evento accreditato per giornalisti e comunicatori

Il workshop è accreditato per l’erogazione di crediti formativi (CFP) validi per la Formazione Continua dei Giornalisti.
Un riconoscimento ufficiale che valorizza il ruolo di una comunicazione più attenta, rispettosa e centrata sulla persona.

L’Ordine dei Giornalisti del Lazio ha riconosciuto al corso 4 crediti formati per la formazione continua dei giornalisti. Suggeriamo ai giornalisti interessati ai crediti formativi di iscriversi anche attraverso la piattaforma www.formazionegiornalisti.it. Il corso sarà visibile dal 2 febbraio. Come consueto, per il riconoscimento dei crediti sarà richiesta la firma di presenza in entrata e in uscita. Ai giornalisti, che non si saranno iscritti attraverso la piattaforma dell’Ordine, verrà richiesto di indicare nome, cognome, codice fiscale oltre ad apporre la firma in entrata e in uscita.

 

Racconto dell'evento
Grande partecipazione e forte interesse hanno accompagnato il workshop “Parole che curano, parole che feriscono. Raccontare la terza età e i servizi per le persone anziane”, svoltosi il 9 marzo presso l’Auditorium UniCredit di Roma. L’iniziativa ha suscitato un’adesione così ampia che, nei giorni precedenti all’evento, le iscrizioni sono state chiuse anticipatamente per l’elevato numero di richieste. 

La mattinata si è sviluppata in un clima di ascolto attento e di confronto aperto, animato da una consapevolezza condivisa: il modo in cui parliamo della terza età non è mai neutro. Raccontare l’invecchiamento esclusivamente attraverso emergenze, statistiche, costi sociali e fragilità rischia infatti di restituire l’immagine di una realtà spersonalizzata. 

Al contrario, un linguaggio più consapevole può contribuire a restituire valore alle relazioni, alla competenza e all’umanità che caratterizzano i luoghi della cura e le persone che li abitano. Le parole, infatti, non si limitano a descrivere la realtà, ma partecipano alla costruzione dell’immaginario collettivo e influenzano il modo in cui la società guarda all’invecchiamento e ai servizi dedicati alle persone anziane. Proprio da questa riflessione è nato il dialogo che ha attraversato l’intero workshop. 

Gli interventi della mattinata hanno offerto prospettive differenti ma tra loro complementari, contribuendo ad aprire uno spazio di riflessione che non riguarda soltanto il “dire meglio”, ma soprattutto il “guardare diversamente”. Spostare l’attenzione dalla fragilità isolata alla relazione, dalla cronaca del disagio alla narrazione della cura come competenza professionale e responsabilità condivisa. 

Tra i relatori, Raffaella Aliprandi, Direttrice Cultura e Comunicazione del Campus Bio-Medico di Roma, ha proposto una riflessione sul potere simbolico delle immagini e delle narrazioni legate alla vecchiaia, evidenziando come queste contribuiscano a plasmare le rappresentazioni sociali dell’età avanzata. 

Renato Piccoli, giornalista di Rai Parlamento, ha invece affrontato il tema dal punto di vista dell’etica professionale, richiamando il codice deontologico dei giornalisti e sottolineando l’importanza di mantenere un equilibrio tra diritto di cronaca e rispetto della dignità delle persone, anche nel racconto mediatico della vecchiaia. 

Un momento particolarmente suggestivo è stato offerto dall’intervento di Filippo Rubbo, Giorgia Gramantieri e degli attori dell’Associazione Culturale Substantia, partner del progetto. Attraverso un percorso ispirato alla cultura classica, hanno accompagnato i partecipanti in una riflessione che ha mostrato come la scelta delle parole rimandi sempre a una domanda più profonda: quale società desideriamo costruire.

A concludere la mattinata è stato Gianluigi De Palo, giornalista e presidente della Fondazione per la Natalità, che ha invitato a non lasciare le riflessioni emerse solo sul piano teorico, ma a tradurle in responsabilità e azioni concrete. Il workshop ha confermato quanto sia necessario continuare a interrogarsi sul linguaggio con cui raccontiamo l’invecchiamento e i servizi per le persone anziane. Perché le parole non sono mai semplici strumenti di descrizione: possono ferire, ma possono anche curare.