Produzione di contenuti, verifica delle notizie, corretto utilizzo delle fonti, educazione ai media, trasparenza, affidabilità e autorevolezza del lavoro giornalistico: sono alcuni dei temi su cui sono stati invitati a dialogare giornalisti, studiosi ed esponenti della Chiesa cattolica, con l’obiettivo di ribadire il valore dell’informazione come strumento capace di generare fiducia nello spazio pubblico.

La giornata in pillole

L’intelligenza artificiale nel giornalismo è una sfida non solo tecnica ma etica e antropologica. Richiede di preservare la centralità umana: verità, responsabilità e relazione. I media devono evitare che gli algoritmi prevalgano sui valori professionali, contrastando manipolazione e polarizzazione. È essenziale formare un pensiero critico e usare l’IA in modo consapevole, per custodire dignità, fiducia e qualità dell’informazione.
Lucio Adrian Ruiz

Come sta cambiando il mestiere di giornalista, quali sono le distorsioni introdotte nel mondo dell'informazione dai siti di news e dall'intelligenza artificiale. Come si è modificato nel tempo il concetto di “notizia”: da informazione inedita che viene portata per la prima volta all'attenzione del lettore a “contenuto” creato utilizzando informazioni già presenti sulle fonti aperte (giornali, web). Le conseguenze per l'informazione dell'avvento di una generazione di giornalisti specializzati nella “riproduzione” di notizie già esistenti, che ha sostituito le generazioni di giornalisti precedenti, che quelle notizie le scovavano alla fonte.
Massimo Martinelli

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale, in Italia, si innesta su una crisi del giornalismo professionalizzato che ci pone tutti davanti a un bivio. Da una parte c’è la rivalutazione della professionalità giornalistica e della sua capacità di dare senso e gerarchia alle informazioni, col conseguente utilizzo della IA come una utilissima “cassetta degli attrezzi” per allargare l’orizzonte delle analisi, eliminare attività ripetitive, lunghe ricerche o traduzioni. Dall’altra parte c’è l’idea distorta che l’IA e la sua capacità di creazione di contenuti possa sostituire tout court il giornalismo, e che dunque l’informazione possa essere gestita da un combinato di competenze digitali e gerarchie algoritmiche. Scegliere con decisione la prima strada è la sfida dei nostri tempi.
Flavia Perina

L’intelligenza artificiale è già entrata nel giornalismo italiano, la sua diffusione è ampia e dipende dalle condizioni di lavoro in cui viene adottata. I dati del questionario di ricerca su 1.370 giornalisti, impiegati in redazione e freelance, mostrano un uso frequente ma privo di linee guida, formazione e confronto: la regolazione ricade sui singoli. In un ecosistema professionale fragile, con un perdurante conflitto tra sindacati ed editori, il rischio è quello di amplificare disuguaglianze già esistenti. Serve un riequilibrio tra innovazione, responsabilità e condizioni di lavoro.
Pina Debbi

Dal punto di vista del fact-checking, l’impatto dell’intelligenza artificiale nel campo della disinformazione è stato considerevole. Si possono identificare due diverse fasi: prima e dopo la popolarizzazione dell’IA generativa. Il monitoraggio mensile curato da Facta per EDMO permette di quantificare in parte il fenomeno, mentre le applicazioni che hanno provato a mettere l’IA al servizio del fact-checking hanno dato finora risultati molto limitati.
Giovanni Zagni

La domanda che dovrebbe interrogare governi, regolatori e cittadini non è se l’AI sarà buona o cattiva. È una domanda di più antica e più severa genealogia politica: quis custodiet ipsos custodes? Chi vigila su coloro che controllano i datacenter, i chip, le latenze e i limiti di utilizzo su cui ormai poggia una quota crescente della vita intellettuale, economica e politica del pianeta? Finché questa domanda resterà senza risposta istituzionale adeguata, la carestia del calcolo non sarà soltanto un problema di mercato. Sarà la forma tecnica di un deficit democratico.
Sebastiano Maffettone

Le AI non sono una cosa sola e vanno pensate al plurale. Non ha senso né idolatrarle né rifiutarle in blocco. Dobbiamo, invece, appropriarcene:studiarle, pretenderle open source e per tutti, usarle con competenza e spirito critico, decidere insieme dove usarle e dove no, chiedendo, per esempio, una moratoria immediata su armi e sorveglianza. Senza appropriazione le AI sono un moltiplicatore di disuguaglianze e una concentrazione di potere. Ma si possono usare per liberare tempo e usare quel tempo per la relazione, la cura, l'umanità.
Alberto Puliafito

"L'intelligenza artificiale invade le redazioni, ma è un giornalista o uno strumento?” si domandano Benjamin Mullin e Katie Robertson in un recente articolo del New York Times. Il quesito è interessante, ma fuorviante e parziale. È fuorviante perché invita a tematizzare l’AI secondo una logica di opposizione, uomo-contro-macchina, che accentua la dimensione del conflitto con l’umano, una posizione oggi pragmaticamente insostenibile. Parziale, perché ignora che i sistemi intelligenti non aspirano soltanto a svolgere il lavoro di redattori-bot, ma a ridefinire le gerarchie interne all’informazione: si candidano a essere direttori responsabili, analisti editoriali, consulenti di marketing, attori cioè di una catena decisionale che va oltre la mera produzione di contenuti. Diventare consapevoli delle aspirazioni dell'AI è un passo decisivo per non lasciarsi travolgere dal cambiamento dell'informazione, non solo inevitabile ma già in corso da molti anni.
Marzia Antenore

L’AI non si limita più ad assistere nella scrittura: produce, seleziona e organizza contenuti. La verifica dei fatti diventa più complessa e le fonti meno visibili, mentre i dati di addestramento pongono interrogativi concreti sul diritto d’autore. Gli algoritmi restano in larga parte opachi, ma incidono fortemente sui contenuti prodotti; inoltre i modelli riflettono e amplificano bias linguistici e culturali, rendendo centrali trasparenza e responsabilità. L’AI non è più solo uno strumento, ma una possibile fonte, con implicazioni etiche dirette. In questo scenario, il giornalismo non perde centralità, ma deve ridefinire, rapidamente, le proprie regole. 
Roberto Navigli

Il giornalismo ricerca la verità, l’AI produce contenuti plausibili. Questa differenza, tutt’altro che teorica, assume rilevanza giuridica concreta, incidendo sulla responsabilità editoriale, sugli standard di diligenza e sull’uso legittimo di strumenti automatizzati. Il rischio di confusione tra vero e verosimile, gli effetti sulla percezione della realtà, il tema dell’attenzione come interesse giuridicamente rilevante nell’ecosistema informativo contemporaneo.
Luisa Di Giacomo

Nuove frontiere dell’etica dell’informazione vanno esplorate nell’era dell’intelligenza artificiale, con particolare attenzione alla verifica dei dati, alla trasparenza nell’uso degli algoritmi e alla tutela della proprietà intellettuale. Alcune “allucinazioni” dell’IA mostrano l’urgenza di mantenere un controllo umano rigoroso sulle fonti e sui contenuti generati automaticamente. L’Articolo 19 del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti afferma che l’IA non può sostituire l’attività giornalistica e che la responsabilità resta sempre del professionista. Opportunità e rischi si intrecciano: la sfida decisiva è una formazione continua che garantisca qualità, legalità e centralità della figura del giornalista.
Vincenzo Quaratino

Il futuro dell’informazione non si misura sulla potenza dell’algoritmo, ma sulla credibilità del giornalista. L’insidia più profonda non risiede nell’errore, quanto piuttosto nell’assuefazione e nella delega: quella irresponsabile e inesorabile deriva a non pensare, a non verificare, a non interrogarsi, che ci consegna a una passività intellettuale sempre più docile e, col tempo, inevitabilmente esiziale.
Antonino Piccione

...

PROGRAMMA

mercoledì 15 aprile 2026 
Pontificia Università della Santa Croce, Piazza di Sant’Apollinare 49, Roma - Aula Álvaro del Portillo

Presenta Antonino Piccione, ISCOM

9.30 – 10.00
Indirizzi di saluto 
Lucio Adrian Ruiz, Segretario Dicastero per la Comunicazione
Massimo Martinelli, Direttore editoriale Il Messaggero 

10.15 – 11.15
Le redazioni e gli uffici stampa tra generatività e creatività
Flavia Perina, La Stampa
Pina Debbi, Vicedirettrice Tg La7
Giovanni Zagni, Direttore Pagella politica

Modera Manuel Sanchez, PUSC

11.15 Pausa

11.30– 12.30
Nuovi profili e competenze nel giornalismo e nella comunicazione
Sebastiano Maffettone, Filosofo,Direttore dell'Osservatorio Ethos(Business School Luiss)
Alberto Puliafito, Direttore Slow News
Marzia Antenore, Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, La Sapienza di Roma

Modera Diego Contreras, PUSC

12.30-13.30
Le frontiere dell’etica dell’informazione: dalla verifica dei dati, al copyright alla proprietà intellettuale
Roberto Navigli, Ordinario di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale, La Sapienza di Roma
Luisa Di Giacomo, Avvocato
Vincenzo Quaratino, Presidente Consiglio di disciplina nazionale CNOG

Modera Daniel Arasa, PUSC

Contatti 066867522 - info@iscom.info - antoninopiccione1970@gmail.com