La stampa vaticanista ha incontrato il 15 giugno Roberto Regoli, presidente Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger
«Interessa rendere attuale un pensiero che può dire qualcosa all’oggi». È forse la chiave interpretativa più efficace emersa dall'incontro di stamane, lunedì 15 giugno 2026, promosso da ISCOM con i giornalisti vaticanisti dedicato al centenario di Benedetto XVI. Nelle parole di don Roberto Regoli, presidente della omonima Fondazione Vaticana, si coglie infatti la volontà di sottrarre Joseph Ratzinger alla sola dimensione della memoria per restituirlo al dibattito contemporaneo, come interlocutore ancora capace di interrogare il presente e orientare il futuro.
L'appuntamento ha rappresentato l'occasione per illustrare il vasto programma di iniziative che accompagnerà il centenario della nascita del Papa emerito, previsto il 16 aprile 2027. Un percorso che si svilupperà nell'arco di oltre diciotto mesi e coinvolgerà quattro continenti, università, istituzioni culturali, diocesi e realtà ecclesiali, nel tentativo di approfondire non soltanto la figura di Benedetto XVI ma soprattutto l'attualità del suo pensiero.
Il rischio, del resto, è quello che lo stesso Regoli ha evocato con una formula efficace: «Non vogliamo musealizzare Ratzinger». Il centenario, nelle intenzioni della Fondazione, non dovrà trasformarsi in una celebrazione nostalgica o in un esercizio di archeologia culturale. Al contrario, l'obiettivo è verificare quanto le intuizioni del teologo bavarese possano ancora contribuire a interpretare le sfide del nostro tempo.
Da qui la scelta di allargare il confronto ben oltre l'ambito strettamente teologico. Nei numerosi eventi previsti entreranno in dialogo studiosi di discipline diverse, filosofi, giuristi, esperti di scienze politiche, artisti e ricercatori. «Non si può creare un’area degli esperti di Ratzinger in senso stretto», ha spiegato Regoli, insistendo sulla necessità di favorire «reciproche contaminazioni» tra competenze e sensibilità differenti. È in questa apertura che si manifesta la convinzione che il patrimonio ratzingeriano non appartenga soltanto agli specialisti, ma possa costituire una risorsa per la riflessione culturale più ampia.
Significativo il riferimento alle questioni poste dall'intelligenza artificiale. Sebbene Benedetto XVI non abbia conosciuto gli sviluppi più recenti di questa tecnologia, la sua riflessione sull'uomo, sulla libertà e sulla ragione continua a offrire criteri preziosi. Regoli ha osservato come il vero nodo non sia anzitutto tecnico, bensì antropologico: comprendere che cosa significhi essere umani in un'epoca che tende sempre più a ridurre la persona a dati, algoritmi e processi automatizzati. È proprio in questo campo che il pensiero di Ratzinger mostra una sorprendente capacità di parlare all'oggi.
Stimolato dalle domande dei vaticanisti presenti, Regoli ha inoltre richiamato un dato che emerge con crescente evidenza: l'interesse delle giovani generazioni. «Ratzinger è diventato un patrimonio», ha affermato. Un patrimonio che continua ad attrarre studenti, seminaristi, ricercatori e lettori ben oltre i confini del mondo accademico. Le ragioni, secondo il professore, sono molteplici. Da un lato, Benedetto XVI affronta le grandi domande dell'esistenza senza aggirarle; dall'altro, possiede una chiarezza espositiva che rende accessibili anche temi complessi. «Tocca temi centrali e non elude la domanda», ha sottolineato, spiegando come proprio questa capacità di coniugare profondità e semplicità continui a renderlo un punto di riferimento.
Nel delineare il profilo umano del Papa, il presidente della Fondazione ha insistito su una caratteristica che lo ha sempre colpito personalmente: l'umiltà. Pur essendo stato uno dei maggiori teologi del Novecento, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e poi Pontefice, Benedetto XVI non ha mai dato l'impressione di essere un uomo dominato dalla logica del potere. Eppure, ha ricordato il relatore, non si sottrasse mai alle responsabilità del governo ecclesiale e alle decisioni più difficili.
Forse proprio per questo è stata proposta una definizione insolita ma illuminante, quella del «combattente». Non un combattente nel senso mediatico o politico del termine, bensì un protagonista di una lunga battaglia intellettuale e spirituale. Con mitezza nei modi ma fermezza nelle convinzioni, Ratzinger ha attraversato alcune delle questioni più controverse della vita ecclesiale contemporanea, assumendo posizioni che spesso hanno suscitato dibattiti e contrapposizioni, ma che hanno contribuito a delineare il profilo del cattolicesimo tra il XX e il XXI secolo.
Le celebrazioni culmineranno nella Santa Messa prevista in San Pietro il 16 aprile 2027 e nel convegno internazionale conclusivo dedicato a “Ratzinger-Benedetto XVI: eredità e futuro”. Due parole, queste ultime, che sintetizzano il senso profondo dell'intero progetto. Per cui l'eredità non è destinata a rimanere chiusa negli archivi o nelle biblioteche; vive soltanto se continua a generare pensiero, confronto e ricerca. È questa la sfida: mostrare come la lezione di Benedetto XVI non appartenga soltanto alla storia recente della Chiesa, ma continui a offrire una bussola intellettuale e spirituale per attraversare le inquietudini del presente e guardare con fiducia al futuro».
di Antonino Piccione