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Leone XIV in America Latina: la lettura di Guzmán Carriquiry
«Forse questo Papa, la personalità più autorevole nel mezzo dell'appiattimento mediocre, delle convulsioni geopolitiche e delle guerre a livello internazionale, viene a dirci cose importanti e a risollevare dalle radici un Occidente in crisi». Così Guzmán Miguel Carriquiry Lecour – già presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina e ambasciatore dell'Uruguay presso la Santa Sede – ha condensato alcune chiavi di lettura dell'imminente viaggio apostolico di Leone XIV in Uruguay, Argentina e Perù. L'occasione è stata offerta dal tradizionale incontro con la stampa vaticanista promosso da ISCOM.

Nonostante gli interrogativi sulle condizioni di salute del Pontefice – alla luce del recente intervento chirurgico che ha indotto non pochi a sollevare dubbi sulla fattibilità dell'impegnativa trasferta – la sua determinazione rivela il vivo desiderio di prossimità con le Chiese e i popoli del continente latinoamericano. 
Particolare rilievo assumerà la tappa in Perù, nazione in cui il Santo Padre si recherà non solo come pastore universale, ma nella veste di «fratello adottato dal popolo peruviano», avendo condiviso anni di missione tra i credenti più semplici delle periferie andine. L'accoglienza vedrà «una marea di fedeli, con almeno un milione e mezzo di peruviani», che potranno stringersi attorno al Santo Padre in una terra capace di conservare una fede profondamente radicata nella pietà popolare, come testimoniano le grandi devozioni del Señor de los Milagros e le innumerevoli invocazioni mariane.

Al centro della riflessione anche il complesso scenario argentino, segnato da esasperazioni politiche e da una secolarizzazione crescente, che ha eroso la consistenza cattolica del Paese. Il relatore ha messo in guardia contro ogni tentativo di ridurre la visita a un mero scontro di parte o a una strumentalizzazione ideologica.
«Leone chiederà agli argentini di alzare lo sguardo da una esacerbazione e polarizzazione politica piuttosto meschina», richiamando l'intera nazione a una comunione capace di superare le contingenze di una vita pubblica lacerata. 
Carriquiry ha inoltre rievocato la memoria di Papa Francesco e i grandi enigmi della storia recente (tra cui il mancato viaggio apostolico di Bergoglio nella sua terra patria), osservando come «abbiamo vissuto in cinquant'anni un Concilio dove ogni Papa è stato così diverso dagli altri, come designati dalla provvidenza di Dio per rispondere a congiunture storiche specifiche».

Infine l'analisi dedicata all'Uruguay, definito la nazione «più secolarizzata di tutta l'America Latina», segnata da un laicismo storico aggressivo sorto a cavallo tra Otto e Novecento e da una progressiva estromissione del fatto religioso dalla sfera pubblica. Eppure, l'attesa per l'arrivo di Leone XIV sta registrando un entusiasmo inaspettato e formidabile, capace di scuotere quel «nichilismo pratico» che attraversa la società civile. «La secolarizzazione dell'Uruguay non solo ha allontanato dalla tradizione cristiana soprattutto molti settori popolari, ma ha come offuscato l'inquietudine religiosa; questo Papa, io credo, riporterà nel cuore degli uruguaiani domande inquietanti, domande di senso, domande di fede». Un viaggio che, muovendosi nel solco di quella "maggiore comunione che genera maggiore libertà", si preannuncia fecondo, provvidenziale, destinato com'è a colmare antiche assenze e a riproporre la vitalità della tradizione cattolica all'intero Continente.
 
Antonino Piccione