Pubblicati gli atti della Giornata di studio e formazione professionale per giornalisti del 15 ottobre 2025, promossa dal Comitato ‘Informazione, migranti e rifugiati’ in collaborazione con la Pontificia Università della Santa Croce e l’Associazione ISCOM. 

Nel contesto del Giubileo del migrante e del mondo missionario, l’iniziativa si ispira al tema scelto da Papa Francesco, “Migranti, missionari di speranza” e rilanciato da Papa Leone XIV fin dall’avvio del pontificato. Con particolare attenzione all'etica giornalistica, anche in relazione al nuovo Codice deontologico, che nel Titolo III, “Doveri nei confronti delle persone”, annovera l'articolo 14 su “Persone migranti e rifugiate”. 

Curato da Antonino Piccione e prefato da Manuel Sanchez, il volume (edizioni EDUSC, bit.ly/489o5h6) ospita gli scritti di: Giuseppe Baturi (Missionari e migranti: volti di un’unica speranza), Maurizio Ambrosini (Le tre politiche migratorie europee e nazionali), Fiammetta Borgia (Il soccorso come obbligo, il racconto come dovere: migrazioni via mare tra diritto e informazione), Chiara Tronchin (L’impatto economico e demografico dell’immigrazione in Italia), Nicola Di Stefano (Migranti e speranza: uno sguardo oltre la retorica), José Gálvez (Strumenti e attori per una nuova cultura della cura e dell’accoglienza), Martina Morini (Guardare per accogliere: la fotografia come atto di cura), Francesco Russo (Cura della verità e cura dell’altro), Francesca Cuomo (Comunicare l’accoglienza per costruire una cultura della cura), Alessandra Tarquini (La Carta di Roma: parole che contano nel racconto delle migrazioni), Alessandra Ziniti (Le migrazioni oggi tra verità e assuefazione), Davide Demichelis (Oltre Lampedusa), Raffaele Iaria (Oltre la paura e la propaganda: il giornalismo di fronte alle migrazioni), Antonino Piccione (Raccontare le migrazioni con verità e responsabilità). 

Il Comitato ‘Informazione, migranti e rifugiati’, nato nel 2019 e coordinato dalla Pontificia Università della Santa Croce, promuove-- attraverso seminari, pubblicazioni e premi giornalistici - l’eccellenza nella comunicazione sul fenomeno migratorio, con l’obiettivo di favorire una comprensione più accurata delle migrazioni nel contesto sociale e nell’opinione pubblica. Ne fanno parte giornalisti, accademici e esponenti di diverse organizzazioni umanitarie. 

Tra i volumi pubblicati dal Comitato: «Il racconto giornalistico del fenomeno migratorio: dati, storie, volti, speranze»        

 «Migrazioni. Conflitti e soluzioni». 

 

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L’accostamento fra missione e migrazione, tra missionari e migranti, avvenuto profeticamente con le recenti giornate giubilari a loro dedicate (4-5 ottobre), raccoglie appieno il messaggio di papa Francesco, rilanciato da papa Leone. I missionari si fanno concreta voce di speranza raggiungendo luoghi e popolazioni lontane con il messaggio di fraternità e di pace del Vangelo. I migranti a loro volta sono portatori di speranza: sperano, infatti, in cuor loro, di trovare una vita migliore, degna, lasciando terre segnate da fame, povertà, conflitti. Papa Leone ai migranti ha inviato un messaggio chiarissimo: “Siate sempre i benvenuti”, ha affermato nell’omelia della messa per il Giubileo del mondo missionario e dei migranti. In questa linea dovrebbe inserirsi l’informazione che racconta di chi – facendosi volto di speranza – parte per la missione ad gentes, e di coloro che arrivano carichi di fiducia in un’esistenza nuova. Dare voce a un’umanità che cammina, portare alla luce storie positive (non senza trascurare fatiche, problemi, equivoci), mostrare le tante testimonianze di bene che si riscontrano ancora oggi, in Paesi lontani dal nostro oppure nella nostra Europa, fino ai nostri stessi territori, dovrebbe essere un coraggioso e documentato servizio alla verità.

Giuseppe Baturi

 

Le politiche migratorie sono un argomento molto divisivo e polarizzato. I governi dell’UE, e con particolare enfasi quello italiano, insistono sulla chiusura delle frontiere verso i rifugiati e sulla restrizione della possibilità di chiedere e ottenere asilo, ricorrendo soprattutto all’esternalizzazione dei confini. Ma in realtà perseguono altre due politiche dell’immigrazione: il proseguimento della buona accoglienza verso i rifugiati ucraini e la nuova apertura all’immigrazione per lavoro, anche non particolarmente qualificato.

Maurizio Ambrosini

 

Le migrazioni via mare rappresentano una delle sfide più complesse per il diritto internazionale contemporaneo, chiamato a bilanciare sicurezza, controllo delle frontiere e tutela dei diritti fondamentali. In questo contesto, l’informazione assume un ruolo decisivo: raccontare con verità ciò che accade in mare significa rendere visibili le responsabilità degli Stati, promuovere il rispetto delle norme internazionali e restituire umanità a chi affronta il mare in cerca di protezione.

Fiammetta Borgia

 

L’economia e la demografia sono strettamente legate: una popolazione attiva numerosa sostiene la crescita e il welfare. In Italia, la popolazione migrante, giovane e in crescita, rappresenta l’8,9% degli abitanti, con oltre 2 milioni di occupati. Gli stranieri contribuiscono al PIL per l’8,8%, generando un saldo economico positivo. Favorire l’immigrazione regolare e l’inserimento lavorativo è fondamentale per contrastare la crisi demografica e sostenere il sistema economico.

Chiara Tronchin

 

In un mondo globalizzato ma sempre di più centrato sull’individualismo, la crisi della cultura della cura sta trasformando la nostra società e la nostra condizione umana, mettendo in discussione i fondamenti impliciti del patto di convivenza. Un approccio olistico che valorizzi la diversità e pratichi l’accoglienza reciproca degli ultimi arrivati non è solo un atto di solidarietà, ma una strategia fondamentale per costruire una società più aperta, inclusiva e resiliente, rafforzando la capacità della comunità di occuparsi dei suoi membri e di contribuire a superare le sfide del nostro tempo.

José Gálvez

 

La cultura della cura implica il confronto con la verità: la verità dell’altro, delle sue condizioni, della sua sofferenza. Prendersi cura significa infrangere la “globalizzazione dell’indifferenza”, di cui parlava papa Francesco. Ma nel contesto odierno, in nome di una vuota libertà e di un’apparente tolleranza, si fugge dalla verità e la si nega, finendo così per guardare l’altro non solo con indifferenza ma anzi con paura. Si ha paura di perdere la propria identità e si assume un atteggiamento di difesa che spesso sfocia nella violenza, fisica o verbale.

Francesco Russo

 

La fotografia come atto di cura" mi ha fatto pensare ad un recente progetto che ho sviluppato a seguito di una missione particolarmente complicata a bordo dell'aereo sea bird in cui abbiamo trovato 13 corpi abbandonati in mare, alcuni dei quali non sono stati mai recuperati. Il progetto è ispirato al concetto di "grievable life" di Judith Butler. L'affissione dei manifesti mortuari è una pratica molto usata, soprattutto in Italia, quando perdiamo una persona cara. É un gesto riservato alle vite “degne”, a quelle che lasciano qualcuno a soffrire, a quelle che hanno provocato dolore.
Martina Morini

 

Nel messaggio per la 54a Giornata mondiale della pace 2021, “La cultura della cura come percorso di pace”, Papa Francesco affermava che “la cultura della cura è la bussola che ci permette di raggiungere la pace”. È impegno comune per proteggere dignità e bene di tutti, nel rispetto e accoglienza reciproca. Denunciava conflitti che costringono a fuggire e chiedeva: perché abbiamo normalizzato il conflitto? Come cambiare cuore e mentalità per cercare pace?

Francesca Cuomo

Raccontare le migrazioni, far passare una corretta narrazione che faccia da contraltare a quella dell’invasione del nemico e della necessità di difendersi da chi arriva in Italia per delinquere, è il lavoro di chi come me si occupa di flussi migratori da più di vent’anni. Ma è sempre più complicato. Purtroppo l’assuefazione della società contagia anche l’informazione: i migranti non tirano più e trovano spazio solo quando incrociano la politica.

Alessandra Ziniti

 

E dopo, che cosa succede? Dopo l’approdo a Lampedusa, o l’attraversamento della rotta balcanica, che fine fa quel 9,2 per cento (Istat) di “nuovi italiani”, residenti nella Penisola con cittadinanza straniera? Perché 5 milioni e 422 mila persone hanno così poco spazio nell’informazione, nella narrazione dell’Italia del XXI secolo? È quel “dopo“ che potrebbe fare la differenza, se lo raccontassimo, se accendessimo i riflettori su quella grande maggioranza di persone che conduce una vita “normale”, pur avendo culture e radici diverse dalle nostre.
Davide Demichelis

 

Esiste una Carta – la Carta di Roma – che dovrebbe guidare i giornalisti e le giornaliste nel raccontare le migrazioni e le storie delle persone migranti. Non è un accessorio, ma fa parte della nostra cassetta degli attrezzi professionali, al pari di penna, taccuino, microfono o telecamera. È uno strumento concreto, oggi incluso nel nuovo Codice deontologico, che ci ricorda quanto sia fondamentale trattare queste vicende con accuratezza, responsabilità, rispetto della verità sostanziale dei fatti e delle persone coinvolte.

Alessandra Tarquini

 

Il 3 ottobre 2013 a Lampedusa morirono 368 persone in un naufragio, il 26 febbraio 2023 a Cutro altre 94, tra cui 35 bambini. Sono simboli di tragedie che si ripetono nel Mediterraneo: dal 2014 oltre 33mila morti, in media 42 a settimana, uno su cinque è un bambino. Ma ci sono anche vittime invisibili lungo altre rotte, come quella balcanica. Tragedie silenziose che emergono solo davanti a stragi, mentre il resto rimane nell’oblio. 

Raffaele Iaria

 

La verità è il fondamento di ogni informazione. Non la verità più comoda né quella più rumorosa, ma la verità che chiarisce, che orienta, che aiuta a comprendere. Nel racconto della "emergenza" migranti, titoli sensazionalistici e dati fuori contesto creano una percezione distorta della realtà. Informare non significa infiammare, ma offrire gli strumenti per leggere la complessità del fenomeno. La verità non ha bisogno di spettacolarizzazioni. Ma di serietà, antidoto alla "globalizzazione dell’indifferenza e dell’impotenza".

Antonino Piccione

 

Programma 

9.30 Presenta Antonino Piccione, Comitato “Informazione, migranti e rifugiati” 
Saluti istituzionali 
10,00 Giuseppe Baturi, Segretario generale Conferenza Episcopale Italiana, Arcivescovo di Cagliari 

11,00 Il fenomeno migratorio tra integrazione e respingimenti 
Maurizio Ambrosini, Ordinario di Sociologia delle migrazioni, Università degli Studi di Milano 
Fiammetta Borgia, Ordinario di Diritto internazionale, Università Tor Vergata di Roma 
Chiara Tronchin, Fondazione Leone Moressa 
Modera Nicola Di Stefano, Consiglio Nazionale delle Ricerche 

Pausa 

11.30 La cultura della cura e dell’accoglienza reciproca 
José Gálvez, Direttore Impresa Etnica 
Martina Morini, Fotografa 
Francesco Russo, Ordinario di Antropologia della cultura e della società, PUSC 
Modera Francesca Cuomo, Centro Astalli 

12.30 – 13.30 Il nuovo Codice deontologico dei giornalisti e il viaggio nelle migrazioni silenziose 
Alessandra Tarquini, Associazione Carta di Roma 
Alessandra Ziniti, Repubblica 
Davide Demichelis, Giornalista e conduttore televisivo 
Modera Raffaele Iaria, Agenzia SIR 

Contatti 
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