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Rito di ingresso. Le laudes regiae iniziali richiamano il canto del trionfo dell'imperatore o del console che arrivava a Roma. Questa è la tradizione, diciamo così, laica: l'imperatore veniva accolto dal popolo che cantava in suo onore.

 

Queste laudes attraversano la storia, e mi sembra molto interessante che siano cantate il giorno della messa di inizio del Ministero Petrino, perché le laudes sottolineano il fatto che tutta la potestà del Vescovo di Roma viene dall'alto, viene da Dio. Quindi lui esercita il suo ministero perché ha ricevuto dallo Spirito la forza, l'incarico, la responsabilità di esercitare il ministero. Quindi io direi che la presenza delle laudes regiaesottolinea in questo contesto celebrativo la grande esperienza di donazione che il Vescovo di Roma è chiamato a fare.

Lui è chiamato a donare tutto se stesso perché ha ricevuto dallo Spirito il compito di guidare la Chiesa. Tutta la sua autorevolezza, il suo munus, il suo ministero, prendono forza dallo Spirito. È Dio che dà a lui la sapienza, la saggezza, la forza per guidare la Chiesa.

 

Le laudes si aprono con questa grande presa di coscienza che è Cristo che vince, che regna, che guida. Esse cercano di sottolineare che la forza del Ministero Petrino viene dallo Spirito. E infatti le laudes sono una preghiera che si alterna a una presa di coscienza. Cioè la formula “Cristo vince, Cristo regna, Cristo guida la Chiesa” si alterna alla preghiera latina Tu Illum Adiuva che è rivolta ovviamente al nuovo Vescovo di Roma, al Papa.

La preghiera della Chiesa è che Santa Maria, San Giovanni Battista, San Michele, San Giuseppe aiutino il Papa nello svolgimento del suo Ministero. C'è a un certo momento una preghiera esplicita per il Vescovo di Roma. Eccolo qui.

Leone romano-pontefice che raduna i popoli in unità con la dottrina e nella carità. Al Pastore la grazia e l'obbedienza del gregge

Continua la formula litanica, dove sono invocati i Santi. Si parte con gli Apostoli, si alterna di nuovo la formula “Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera”, poi di nuovo si prega per il Papa nel giorno in cui inizia il suo Ministero perché lo Spirito gli doni la forza e la concordia e la sollecitudine per la Chiesa universale. Poi si invocano i Santi Papi, suoi predecessori.

 

Da qui continua la preghiera per i governanti e tutti i cittadini perché il Signore conceda loro la grazia del cuore e il compimento delle loro intenzioni. Poi continua l'invocazione dei Santi e da qui si passa direttamente al segno di croce e al saluto. Questo è il rito di ingresso.

 

Poi comincia la celebrazione eucaristica. C'è un elemento che è tipico del tempo pasquale: nel tempo di Pasqua l'atto penitenziale può essere sostituito con la benedizione dell'acqua, che è un ricordo del battesimo.

Infatti il Santo Padre comincia dicendo “rinnoviamo la memoria del battesimo attraverso il segno dell'acqua con la quale saremo aspersi”. Quindi c'è il rito di aspersione: prima la benedizione dell'acqua e poi il Papa asperge l'Assemblea. Durante l'aspersione si canta la famosa antifona Vidi Aquam.

“Ecco l'acqua che sgorga dal Tempio Santo di Dio. A quanti giungerà quest'acqua porterà salvezza ed essi canteranno alleluia”.

È un antifona tipicamente pasquale. La si canta anche nella notte di Pasqua quando si asperge l'Assemblea. Da qui direi che si tratta di una celebrazione eucaristica solenne con la struttura ordinaria.

 

Quindi ci sarà il Gloria. Il Gloria è preso dal formulario Dei Angelis, cioè quello che siamo soliti cantare nelle solennità. Con l'orazione che il Vescovo di Roma pronuncia egli chiede a Dio di guardare con benevolenza a lui suo servo.

E dice così: “tu mi hai scelto successore degli apostoli, fai che io renda visibile al tuo popolo il principio e fondamento dell'unità nella fede e nella comunione e nella carità”. 

 

Poi c'è la liturgia della Parola. Il primo testo è preso dagli Atti degli Apostoli.

In nessun altro c'è salvezza se non in Gesù Cristo. Lui è la pietra che è scartata dai costruttori ed è diventata pietra d'angolo. 

Il Salmo 117 viene cantato in italiano. 

Nella seconda lettura si legge che “Quando apparirà il Pastore Supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce”.

 

Il versetto del canto al Vangelo riprende due episodi che fanno da sfondo biblico a questa celebrazione. Il primo si riferisce a Simon Pietro quando disse agli altri discepoli “io vado a pescare” e gli altri apostoli gli risposero “veniamo anche noi con te”. Pietro è pescatore.

Secondo elemento, Pietro e i discepoli non pescano nulla ma Gesù appare loro e dice: “gettate la rete”. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Tra un attimo vedremo che il Vescovo di Roma riceve l'anello detto del pescatore.

 

L'episodio a cui si fa riferimento è proprio questo: la pesca miracolosa che avviene per comando di Gesù. I discepoli avevano pescato tutta la notte dopo la risurrezione del Signore, erano tornati a pescare perché erano, diciamo così, confusi sul da farsi e quindi erano tornati a ciò che sapevano fare, cioè pescare, e non avevano preso nulla.

Gesù appare loro e dice “non avete preso nulla?” E loro rispondono “no Signore, non abbiamo preso nulla”. E Gesù dice “gettate le reti dall'altra parte della barca”. Loro le gettano e - dice il Vangelo - pescarono 153 grossi pesci.

 

L'episodio è conosciuto e qui voi vedete la sintesi dei due testi che sono un po' il background biblico, diremmo così, su cui si fonda poi l'iconografia dell'anello del pescatore. Il testo del Vangelo è il capitolo 21 del testo di Giovanni, quando Gesù chiede a Pietro “mi ami?” E Pietro risponde “lo sai che ti voglio bene”, e gli dà l'incarico di pascere le pecore, gli agnelli. Questa domanda Gesù la fa tre volte, e Pietro la terza volta si addolora perché gli chiede ancora se veramente gli voglia bene.

Gesù poi gli risponde dicendo “quando eri giovane ti vestivi da solo, andavi dove volevi, quando sarai vecchio tenderai le tue mani, un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”. Parlò così per indicargli con quale morte avrebbe glorificato Dio. E qui appunto l'esegesi biblica vede in questo testo l'affidamento a Pietro della responsabilità di testimoniare.

Pietro è testimone non solo perché ha visto e ha creduto, ma anche perché attraverso il dono di sé rende testimonianza al Signore, attraverso il martirio rende testimonianza al Signore e a tutto ciò che è accaduto. 

 

Subito dopo la proclamazione del testo del Vangelo in latino si proclama anche il testo in greco. Ci sono varie riflessioni su questa esperienza di doppia proclamazione del Vangelo.

 

Senza entrare nella parte più tecnica, dobbiamo sicuramente sottolineare il fatto che la comunità greca a Roma nei primi secoli della Chiesa era una comunità molto forte, molto presente. Il vescovo di Roma è in qualche modo colui che fa la sintesi, cioè che sperimenta l'esperienza della comunione. E quindi nell'inizio del ministero non si proclama solo in latino, ma si proclama in latino e in greco, per far vedere la dimensione della cattolicità.

 

Questo sarebbe l'elemento secondo me più opportuno da sottolineare: la dimensione della cattolicità che viene espressa dalle lingue. È chiaro che siamo in un contesto classico in cui piano piano il latino si sostituisce al greco, ma dobbiamo leggere la proclamazione nelle due lingue come una intenzione di internazionalità ante litteram

Passatemi un po' questa immagine. Noi siamo di fronte a un tentativo di raggiungere tutti parlando la lingua di tutti. Dobbiamo vedere il latino e il greco come una sorta di lingua internazionale, cioè proclamando in latino e in greco si ha la certezza, nel momento in cui si avvia questa tradizione, di aver parlato a tutti. 

 

Subito dopo la proclamazione del Vangelo, prima dell'omelia si trova la imposizione del pallio e la consegna dell'anello del pescatore.

Questa è la parte specifica, particolare del rito. 

Il pallio è una stoffa e un mantello, un mantello di lana, questa è la tradizione.

Oggi è una striscia di stoffa sulla quale sono raffigurate le croci, che sono l'immagine delle piaghe del corpo di Gesù, le piaghe delle mani, dei piedi e del costato. È una striscia di stoffa che sottolinea la comunione tra il Vescovo di Roma e gli arcivescovi. Infatti il pallio viene consegnato agli arcivescovi il giorno della solennità di Pietro e Paolo, il 29 giugno.

È tessuto in lana bianca, c'è la tradizione di benedire gli agnelli nella festa di Sant'Agnese, gli agnelli che poi, tosati, daranno la lana per i palli degli arcivescovi. Il pallio del Vescovo di Roma, appunto, viene portato processionalmente dalla tomba dell'Apostolo e viene imposto da un cardinale dell'Ordine dei Diaconi. 

Per capire la valenza del pallio può essere utile leggere la spiegazione che il Diacono pronuncia prima di imporre il pallio sulle spalle.

Dice così: “a Pietro il buon pastore ha comandato di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle”. Ricordate il testo del Vangelo? “Mi ami tu più di costoro, pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle”. Oggi tu succedi a Pietro nell'Episcopato di questa Chiesa di Roma.

“Lo spirito di verità che procede dal Padre doni abbondante ispirazione e discernimento al tuo ministero per confermare i fratelli nell'unità della fede". 

La simbologia del pallio è la simbologia del pastore che porta la pecora sulle spalle. Quindi questa fascia di lana che il Vescovo di Roma porta sulle spalle è anticipazione, immagine, delle pecore che lui porta sulle spalle.

È il gesto del pastore che accompagna le pecore. Mentre si svolge questo rito, il coro e l'assemblea cantano “Mostra la tua forza, conferma o Dio quanto hai fatto per noi”. È il Salmo 67.

 

Un cardinale dell'ordine dei presbiteri pronuncia una preghiera: “Al tuo servo il nostro Papa Leone che hai posto al vertice del ministero apostolico concedi la tua benedizione e rafforzalo con il dono del tuo spirito perché il suo ministero corrisponda alla grandezza del carisma che tu gli hai conferito”. E tutta l'assemblea risponde Amen. 

 

Poi un cardinale dell'ordine dei vescovi consegna l'anello. Si chiama anello del pescatore perché su di esso è raffigurato Pietro nel gesto di tirare su la rete.

Prima avevo citato il versetto del Canto al Vangelo al momento dell'Alleluia. Il contesto biblico è quello di Pietro che pesca e qui il cardinale dice rivolto al Papa: “Beatissimo Padre, lo stesso Cristo, figlio del Dio vivente che ha edificato la sua Chiesa sulla roccia-Pietro ti doni l'anello, sigillo di Pietro il pescatore”.

 

Nella tradizione l'anello pescatorio serviva per sigillare i documenti ufficiali del Papa, e l'iconografia è la stessa per tutti i Papi: c'è Pietro che tira su la rete ma in un lato dell'anello è inciso il nome del Papa. Quindi in questo caso sarà inciso Leone XIV. 

Ricordate che in una delle sessioni di riunione dei cardinali dopo la morte di Papa Francesco e prima del conclave fu annullato l'anello del pescatore di Papa Francesco. Come si annulla? Viene praticamente tracciata una croce che - diciamo così - annulla l'anello e lo rende inutilizzabile per sigillare i documenti.

Questo rito è stato anche ripreso alla presenza dei giornalisti, e c'erano delle fotografie. I documenti papali sono sempre sigillati sub anulo pescatorio

Continuiamo a leggere appunto questa ammonizione: “tu succedi a Beato Apostolo Petro, nell'episcopato di questa chiesa; lo spirito dell'amore effuso nei nostri cuori ti pervada di forza e mitezza per custodire con il tuo ministero i credenti in Cristo nell'unità della comunione”.

 

Dopo la consegna si canta la stessa antifona presa dal Salmo 67. A questo punto il Santo Padre riceve il libro dei Vangeli e con esso dà la benedizione. 

Perché il rito è collocato tra la proclamazione del Vangelo in latino e in greco e la benedizione con il libro dei Vangeli? Perché è dalla parola di Dio che scaturisce il ministero del Vescovo di Roma. 

 

Finito questo rito si avvicinano al Papa alcuni rappresentanti del popolo di Dio e fanno quello che tecnicamente si chiama l'atto di obbedienza. In realtà io direi che noi oggi potremmo parlare di un riconoscimento da parte di alcuni rappresentanti del popolo di Dio del ministero che il Papa ha ricevuto. 

Anche se espresso con questa formula dell'atto di obbedienza, in realtà dal punto di vista simbolico siamo di fronte a un affidamento del popolo di Dio al Vescovo di Roma. 

La comunità cristiana riconosce in Leone XIV il successore di Pietro che guida la Chiesa e in questo atto di avvicinarsi e abbracciare il Vescovo di Roma. Egli di solito è seduto, e quindi i fedeli si incinocchiano e lo abbracciano, e nel dare questo abbraccio in qualche modo esprimono il loro affidarsi; e così tutti noi in quell'abbraccio simbolico dato da un gruppo esprimiamo il nostro affidarci al Vescovo di Roma e al suo ministero di guida.

 

E qui si cantano i famosi versetti del Vangelo di Matteo: “tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, le porte degli inferi non prevarranno su di essa, a te darò le chiavi del Regno dei Cieli”. 

 

A questo punto arriva l'Omelia e da ora in poi noi siamo davanti alla struttura ordinaria della celebrazione eucaristica solenne. Quindi si canta il Credo, poi c'è la preghiera universale nella formulazione più antica tipica della Chiesa di Roma: innanzitutto la proposta del diacono di pregare per un tema, poi la preghiera in silenzio di tutta la comunità per quel tema, e infine la formulazione alla quale tutti rispondiamo “ti preghiamo, ascoltaci”. 

 

La liturgia, come dicevo, va avanti normalmente col ritmo consueto. Vorrei sottolineare soltanto il canto dell'antifona di Offertorio che è preso da Matteo XVI “tu sei il pastore del gregge di Cristo”. 

Noi vediamo ripresi negli elementi del canto tutti quei temi che caratterizzano il Ministero Petrino quindi nel giorno dell'inizio del ministero tutta la liturgia, sia i testi biblici sia i testi che vengono cantati, sottolineano gli elementi precipui del ministero del vescovo di Roma. 

 

La preghiera eucaristica che è stata scelta è la Prima, chiamata anche Canone romano. Noi sappiamo che non è la più antica ma è quella che fu usata e che arrivò come unica preghiera eucaristica fino al concilio Vaticano II, e voglio sottolineare che questa preghiera menziona espressamente i santi. Abbiamo qui una specularità: quello che si fa all'inizio nelle laudes regiae, cioè la menzione di tutti i santi e quindi la comunione tra la Chiesa della Terra e la Chiesa del Cielo, viene ripresa nella preghiera eucaristica Prima in due passaggi: prima e subito dopo il racconto dell'istituzione si menzionano i santi per sottolineare la dimensione comunionale, infatti si dice chiaramente “concedi o Signore a noi tuoi fedeli di aver parte alla comunità dei tuoi santi apostoli e martiri” e quindi si menzionano gli apostoli e i martiri perché noi facciamo parte di quella comunione e chiediamo di aver parte alla comunione con loro. 

 

Seguono la preghiera del Padre Nostro, la Comunione, anche qui il testo è tipico del Ministero Petrino perché è ripreso Matteo 16 con la risposta di Pietro alla domanda di Gesù “la gente chi dice che io sia?”, e Pietro risponde “tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. Qui c'è la prima grande professione di fede di Pietro.

 

Poi si canta l'Ave Verum che è tradizionalmente post comunione. Domani il Regina Caeli verrà pronunciato alla fine della messa, quindi ci sarà una breve allocuzione e poi la benedizione e il congedo.

 

Questa è un po' la struttura della celebrazione eucaristica. Io mi fermo e rispondo alle vostre domande.

 

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Domanda: All'inizio della sua spiegazione lei aveva parlato del ruolo svolto dai patriarchi sia nel funerale di Francesco sia in questo contesto. Mi aiuta a capire perché sono stati individuati loro piuttosto che un qualsiasi altro gruppo di altri rappresentanti della Chiesa? 

 

Il rapporto Chiesa d'Oriente e Chiesa d'Occidente ha subito varie vicissitudini. Qui a mio parere siamo di fronte a un elemento di cattolicità: nei momenti particolari della fine del Ministero Petrino di Francesco, che è cessato al momento della morte, e poi successivamente nel momento di riapertura si vede la cattolicità della Chiesa. In questo contesto vediamo ancora una volta i successori del Collegio Apostolico, mi passi l'immagine. Cioè nella Scrittura ascoltiamo il Collegio Apostolico, dal Collegio Apostolico gli apostoli fondano varie Chiese, noi oggi siamo nel momento nel quale il successore di Pietro riprende la successione apostolica, quindi il contatto con gli altri come capo del Collegio. Liturgicamente vediamo lì tutta la Chiesa rappresentata. 

Quindi io direi che nella presenza dei Patriarchi delle Chiese orientali abbiamo un'esperienza di comunione con Pietro, siamo di nuovo alla visione del Collegio nei suoi successori, perché dal punto di vista teologico il Collegio trasmette la potestà ai successori, quindi Pietro da Pietro, poi al successore di Pietro, e andando avanti per 276 volte arriviamo fino a Leone. Nella presa di possesso, nel punto cruciale dell'inizio del Ministero, noi vediamo di nuovo l'esperienza della comunione nel Collegio.

 

 

Domanda: Sono sempre queste le letture che si fanno durante questo rito, altrimenti chi le sceglie? 

 

Le letture sono state scelte. Il rito di inizio del Ministero Petrino è già previsto, ma allo stesso tempo ha una dimensione di elasticità, che di solito non si trova in altri riti.

L' elasticità è dovuta al fatto che il Papa ha la possibilità di adattare il rito. Questi testi sono nella piena tradizione, ma il Papa potrebbe cambiare un testo, cambiare un rito. 

 

Domanda: Mi sembra che qui c'è un elemento un po' diverso rispetto all'inizio di Papa Francesco. Sono coinvolti il Cardinale Diacono, il Cardinale Presbitero e il Cardinale Vescovo, quale è la simbologia e poi si sceglie proprio il proto cardinale?

 

Allora, qual è il messaggio? Dobbiamo tornare un attimo indietro a quello che è il collegio cardinalizio. Tutti cardinali sono di fatto vescovi, salvo quelli che chiedono la dispensa. Nella storia il Vescovo di Roma sceglieva come cardinali alcuni vescovi, alcuni presbiteri, alcuni diaconi del clero di Roma. E quindi il Cardinale Diacono era diacono, non era presbitero né vescovo.

Allora c'erano tre ordini, cioè tre gruppi: vescovi, presbiteri e diaconi. All'interno di ogni gruppo ovviamente c'era un responsabile che per esempio tra i diaconi veniva chiamato protodiacono. C'è un cardinale più anziano nell'ordine dei presbiteri e un cardinale più anziano nell'ordine dei vescovi.

Coinvolgere i tre dei tre ordini significa coinvolgere tutti i cardinali, quindi è come se loro tre siano i rappresentanti di tutti i cardinali. E infatti all'interno del conclave noi abbiamo visto che il più anziano dell'ordine dei vescovi subentra al decano e vicedecano qualora non entrino loro in conclave. Quindi abbiamo trovato il Cardinale Parolin a svolgere le funzioni del decano e del vicedecano che non entravano in conclave.

 

 

Domanda: In questa messa vedo che la figura del cardinale si trasforma e praticamente non è più lui, da quanto ho sentito. Allora, possiamo ritenere che questa sia una messa mistica? Ovviamente, in tutte le messe cerchiamo di collegarci con lo Spirito Santo, con Dio. Però questa mi sembra che abbia una forza maggiore, o un obiettivo puntuale: la trasformazione della figura del cardinale in Papa, quindi non è più lui.

E poi, quale sarà il Vangelo? 

 

Io su questo devo essere più esplicito. Lui è già Papa e non deve aggiungere nulla.

La ritualità vuole esprimere il ministero che il Papa ha assunto, in un contesto di preghiera. Quindi non c'è qui una differenza sostanziale tra chi è Leone oggi e chi sarà Leone dopo la messa di inizio del ministero. Non è come l'ordinazione episcopale.

Nell'ordinazione episcopale entra un presbitero che viene ordinato e diventa vescovo. Era presbitero prima della messa ed è vescovo dopo la messa. Qui Leone è Papa prima della Messa ed è Papa dopo la Messa.Non cambia niente. Cosa cambia? C'è il fatto che la Chiesa sente il bisogno di esprimere tutta la sua preghiera, che nel linguaggio teologico è la vicinanza. Cioè la vicinanza nel contesto teologico è la preghiera.

Quindi la Chiesa prega per gli aspetti specifici del ministero: da una parte condurre il gregge, - infatti il pallio è il segno di chi conduce il gregge - e dall'altra l'anello del pescatore, cioè il segno di chi pesca, nel senso che raduna, che fa comunione, che crea unità. Mettere i pesci nella rete non è catturare, ma è fare comunione, cioè mettere insieme.

Di fatto l'immagine teologica è il fare unità. Se noi interpretassimo la figura del pescatore come colui che cattura andremmo in una direzione che teologicamente non si fonda. Riepilogo: dal punto di vista teologico il messaggio che passa all'inizio del ministero è un messaggio di preghiera per i due aspetti che sono propri del ministero petrino: pascere le pecore e creare comunione.

Per quanto riguarda il testo del Vangelo, è quello di Giovanni 21,15,19 e lo trova nel libretto.

 

 

Domanda: sono Cinzia, dal Brasile. Può spiegare in maniera semplice cosa significa la parola cattolicità. 

 

Se dovessi spiegarlo in modo proprio elementare, direi che è un'apertura a tutte le genti. La Chiesa è cattolica nel senso che è aperta a tutti, e che tutti possono sentirsi a casa nella Chiesa. La Chiesa accoglie tutti. 

Ogni volta che si spiega questa parola, i fedeli si fermano e dicono “ma perché non si può fare questo, quest'altro, quest'altro ancora? Perché ci sono delle preclusioni. La cattolicità indica a tutti uno stile di vita, un modo di vivere. Quindi il Vangelo, di fatto, è una scuola di vita. Una scuola di vita che scaturisce dal progetto della creazione e dal progetto di salvezza di Gesù Cristo.

Quindi io direi che la dimensione della cattolicità si esprime nella volontà, nel desiderio della Chiesa di accogliere tutti e di proporre a tutti uno stile di vita. 

 

Domanda: Tu pensi che questo papato di Leone ci farà avanzare in temi un po' sensibili? 

 

Io penso che il pontificato di Papa Leone, come avviene di fatto in ogni pontificato, legge il Vangelo nella storia e legge la storia alla luce del Vangelo. Quindi, di fatto, il grande compito di Papa Leone, secondo me, è oggi aiutare la Chiesa a rispondere alle domande di questo tempo con un linguaggio di questo tempo e con un linguaggio che sia intelligibile a questo tempo, che non significa poi che sarà accettato in toto.

La buona riuscita del pontificato, secondo me, non dipende dal fatto che il Vangelo si piega a tutti, ma piuttosto che il Vangelo rimane il modello alto verso cui chi lo desidera può tendere.