Da quando la piaga degli abusi sui minori si è palesata nel suo seno in tutta la sua ampiezza e profondità, sono maturate e si sono affermate nella Chiesa prospettive, sensibilità e prese di posizione che hanno prodotto rilevanti effetti sul piano giuridico sia a livello universale sia a livello locale. 

Sullo specifico dovere di denuncia all'interno della Istituzione, ha riflettuto il Rev. Prof. Davide Cito, vice rettore e ordinario di Diritto penale canonico della Pontificia Università della Santa Croce. Occasione l'incontro, promosso stamane in pieno centro a Roma dall'Associazione ISCOM, riservato a giornalisti vaticanisti. 

A conclusione dell'assise sulla “Protezione dei Minori nella Chiesa” in Vaticano il 24 febbraio 2019 - ricorda Cito - Papa Francesco ebbe a dire: «Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso — che rappresenta già di per sé una mostruosità — tale caso sarà affrontato con la massima serietà … la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti … non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso … Nessun abuso deve mai essere coperto (così come era abitudine nel passato) e sottovalutato, in quanto la copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo. In particolare bisogna sviluppare un nuovo approccio per la prevenzione in tutte le istituzioni e gli ambienti delle attività ecclesiali». 

Nei punti di riflessione consegnati dal Santo Padre ai partecipanti, si affermava inoltre: «È necessario che si istituisca, laddove non si è ancora fatto, un organismo di facile accesso per le vittime che vogliono denunciare eventuali delitti». 

Subito dopo, sono stati approvati i testi che recepiscono tali propositi: un Motu proprio, una legge e le linee guida per la Curia Romana, la Città del Vaticano e il Vicariato della Città del Vaticano. Il 7 maggio 2019, infine, viene pubblicato “Vos estis lux mundi”, il Motu proprio che contiene la nuova normativa per la Chiesa universale. Dopo quasi quattro anni di sperimentazione, si è provveduto ad aggiornare il provvedimento, con il richiamo al nuovo diritto penale canonico — in vigore dal dicembre 2021 — che individua nei minori, in coloro che hanno abitualmente un «uso imperfetto della ragione» e negli «adulti vulnerabili» le vittime di abusi sessuali da parte di chierici e membri di istituti di vita consacrata e società di vita apostolica. 

Nel febbraio 2019, dopo il richiamato incontro a Roma, il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana ha istituito il Servizio Nazionale per la Tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Sono stati anche creati i Servizi Regionali Tutela minori, con un Vescovo incaricato per ogni regione e un coordinatore. Ma soprattutto - sottolinea il canonista - "è stata lanciata una nuova figura pastorale - il Referente diocesano per la Tutela dei minori - ed è stato chiesto a tutti i 226 vescovi italiani di scegliere una persona adatta". 

Con le nuove Linee guida pubblicate il 24 giugno 2019, "la tutela dei minori e delle persone vulnerabili conosce un nuovo inizio e nuove modalità̀ d'impegno per la prevenzione degli abusi di potere, di coscienza e sessuali nelle nostre Chiese locali e negli Istituti di vita consacrata, nelle Associazioni e nei Movimenti". 

Un salto di qualità̀ e - a giudizio di Cito - "un cambio di atteggiamento notevole rispetto al passato: basti pensare alla centralità̀ delle vittime e non della difesa dell’istituzione, o l’impegno morale dei Vescovi a collaborare con la magistratura anche per i chierici accusati". 

Le Linee guida precedenti, quelle del 2014, avevano infatti come titolo “Per i casi di abuso sessuale nei confronti dei minori da parte di chierici”, e nella Premessa si indicava: «il triste e grave fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici sollecita un rinnovato impegno da parte della comunità ecclesiale, chiamata ad affrontare la questione con spirito di giustizia, in conformità alle presenti Linee guida. 

In quest’ottica, assume importanza fondamentale anzitutto la protezione dei minori, la premura verso le vittime degli abusi e la formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». 

Assistiamo, peraltro, a un deciso cambio di prospettiva, anche per quanto concerne la collaborazione con l’autorità civile. Sul punto, il Prof. Cito individua una più netta consapevolezza e un maggiore sforzo, invocati da Benedetto XVI prima e da Francesco poi, finalizzati alla salvaguardia del preminente interesse dei minori: "L’autorità ecclesiastica, benché non abbia l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria le notizie ricevute di presunti abusi su minori (in quanto non riveste la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio), ogni qualvolta riceva una segnalazione di un presunto abuso sessuale commesso da un chierico, in ambito ecclesiale, nei confronti di un minore di età̀, è chiamata a informare l’autore della segnalazione e il genitore o il tutore legale della presunta vittima che quanto appreso potrà essere trasmesso, in forma di esposto, alla competente autorità giudiziaria dello Stato". 

L’autorità ecclesiastica ha perciò l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell'esposto all’autorità civile qualora sia accertata la sussistenza del fumus delicti. Viceversa, non procederà̀ a presentare l’esposto "nel caso di espressa opposizione ... da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali, fatto salvo sempre il prioritario interesse del minorenne". 

La tutela non è soltanto di tipo sanzionatorio, investe anche la prevenzione sul terreno giuridico e pastorale. "Non è sufficiente una normativa canonica, serve soprattutto crescere in termini di sensibilità e di rispetto verso le vittime: da sole le norme diventano obsolete o inutili". 

Per quanto riguarda l'Italia, ad esempio, il Servizio Nazionale ha messo a disposizione tre Sussidi. Il primo, “Le ferite degli abusi”, intende aiutare educatori e chierici ad aprire gli occhi e a indagare una materia spesso sconosciuta e di particolare complessità. Il secondo, "Le buone prassi in Parrocchia", raccoglie indicazioni e suggerimenti per rendere sani e sicuri gli ambienti ecclesiastici, le principali attività̀ religiose, formative, aggregative che in essi si svolgono. Il terzo Sussidio, "La formazione", si rivolge ai formatori di chierici, seminaristi, religiosi e religiose, perché́ già̀ dalla prima formazione si tenga presente il tema degli abusi, sia nella selezione dei candidati sia soprattutto nella loro formazione umana, affettiva e spirituale. 

L'invito, infine, alla lettura del numero di febbraio de Il Regno-Attualità, che ospita il saggio “Signore da chi andremo?”, firmato da Peter Beer, già vicario generale della diocesi di Monaco, docente presso l’Istituto di antropologia della Pontificia Università Gregoriana, e da Hans Zollner, gesuita, docente e preside del medesimo istituto: racconta dell’atteggiamento negazionista di chi nella Chiesa non vuol sentir parlare di un’indagine storica sulle violenze e gli abusi.