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I movimenti sono realtà laiche di origine carismatica che sviluppano la loro vita nella Chiesa - come dispiegamento delle proprie dinamiche operative -, nell'esercizio del diritto di associazione da parte dei loro membri, per realizzare scopi di carattere universale.
Non fanno quindi parte dell'organizzazione istituzionale della Chiesa.
 
Sono emersi soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, come un modo per promuovere l'evangelizzazione e il rinnovamento spirituale dei laici, con un forte senso di comunione.
 
Nei movimenti ci sono anche chierici e membri della vita consacrata, ma per la maggior parte sono costituiti da laici, che non cambiano il loro status nella Chiesa a causa di questa appartenenza. Dipendono dal Pontificio Consiglio per i Laici.
 
Attualmente, queste realtà ecclesiali non hanno una configurazione giuridica completamente definita, e ciascuna di esse ha adottato soluzioni diverse a seconda delle proprie caratteristiche. È necessaria una certa forma giuridica istituzionale, che in alcuni casi è stata quella di un'associazione di fedeli privata o pubblica - perché più flessibile - e gli aspetti specifici possono essere determinati negli statuti.
 
Per quanto riguarda i sacerdoti che provvedono alla cura pastorale, in alcuni casi sono incardinati nella diocesi corrispondente, in altri in associazioni clericali o società di vita apostolica.
 
I movimenti, in quanto associazioni, sono sotto la supervisione del vescovo per quanto riguarda la fede, la morale e la disciplina ecclesiastica. Si deve fare in modo che tutti siano coinvolti nella cura pastorale della Chiesa particolare, in modo da promuovere le specificità del movimento e favorire la comunione.
 
Fonti: CCC cc. 225, 305, 394; Lettera Communionis Notio (28 maggio 1992) n. 15