L'espressione latina motu proprio si riferisce al documento emesso - o alla decisione presa - di propria iniziativa, da chi ha il potere di farlo in virtù della propria volontà.
Dal punto di vista del diritto canonico, si riferisce principalmente alla forma assunta da alcuni documenti papali in lettere date motu proprio.
Questi documenti non hanno sempre lo stesso valore giuridico, poiché possono contenere una legge o altre decisioni in cui non è chiaro che questo sia il caso. Il termine motu proprio indica solo che si tratta di una legge scritta su carta normale - non su pergamena come le bolle pontificie - in uno stile poco solenne, senza un sigillo speciale e con la firma del Papa.
Alcuni esempi più recenti sono il motu proprio "Summorum Pontificum" (2007), sull'uso del messale prima del Concilio Vaticano II; o il motu proprio "Fidelis dispensator et prudens" (2014), che crea il Concilio e il Segretariato per l'Economia.
Questa espressione è usata anche come clausola in alcuni rescritti, per indicare che l'autorità concede qualcosa con il suo potere nell'interesse della Chiesa, senza dipendere dalla richiesta ricevuta.
Fonti: CCC cc. 38 e 63 §1